Nel precedente articolo sui costi del riscaldamento abbiamo confrontato i costi di diverse fonti di calore e la pompa di calore si è classificata molto bene, soprattutto nella versione geotermica. Se la decisione è già stata presa e scegli una pompa di calore aria-acqua, ti aspetta una seconda domanda, importante quanto la fonte di calore stessa: split o monoblocco? Non è una questione estetica su dove si trovi l'unità. È una domanda su ciò che l'intero impianto richiederà da parte tua, prima ancora di iniziare a riscaldare.
Split o monoblocco: una differenza più importante della posizione dell'unità
La semplificazione più comune è: lo split ha qualcosa all'interno della casa, il monoblocco ha tutto all'esterno. È vero, ma non è la differenza più importante. La domanda chiave è un'altra: dove si trova il refrigerante, cioè la sostanza che circola nel circuito e trasferisce effettivamente il calore dall'aria all'acqua? Nello split il refrigerante scorre attraverso i tubi tra l'unità esterna e quella interna, quindi si trova in parte all'interno della casa. Nel monoblocco l'intero circuito del refrigerante è chiuso in fabbrica in un unico involucro situato all'esterno, mentre all'interno della casa entra solo l'acqua. Questa differenza costruttiva apparentemente minima può avere conseguenze legali significative, di cui poche persone sono consapevoli.
Split: lo standard che continua a dominare il mercato
Nello split l'unità esterna contiene il compressore e lo scambiatore che preleva il calore dall'aria, mentre l'intero circuito idraulico, cioè la pompa di circolazione, l'eventuale accumulo inerziale e la resistenza di emergenza, si trova in una piccola unità interna nella casa. All'interno della casa arriva quindi un tubo con il refrigerante, mentre tutta l'acqua dell'impianto rimane al suo posto e non esce mai all'esterno. Contrariamente all'intuizione secondo cui il monoblocco, più semplice da installare, starebbe sostituendo il più vecchio split, i dati del settore mostrano il contrario: secondo la Polish Organization for the Development of Heat Pump Technology, nella prima metà del 2026 gli split sono stati venduti in Polonia circa tre volte più spesso dei monoblocchi, con una quota di mercato vicina all'ottanta per cento.
Il reale vantaggio dello split deriva proprio dal fatto che l'acqua dell'impianto non lascia mai la casa riscaldata: non c'è alcun tratto esposto al rischio di congelamento durante il gelo, quindi, a differenza del monoblocco, lo split non richiede una protezione antigelo aggiuntiva. Lo split può essere anche una scelta più pratica per potenze termiche maggiori, quando l'unità interna può svolgere anche il ruolo di accumulo inerziale integrato o di supporto per l'acqua calda sanitaria, senza aggiungere elementi separati. Il prezzo di questa flessibilità è la burocrazia descritta di seguito: poiché il refrigerante scorre effettivamente attraverso la casa, la legge lo tratta con maggiore cautela.
Monoblocco: meno formalità, più lavoro all'esterno
Il monoblocco inverte questa configurazione. L'intero circuito del refrigerante, compresi il compressore e lo scambiatore, è chiuso in fabbrica in un'unica unità situata all'esterno dell'edificio. All'interno della casa entra solo l'acqua calda, come accade con una caldaia tradizionale. In questo modo la parte dell'installazione più impegnativa dal punto di vista formale, cioè il lavoro sul refrigerante, viene eseguita una volta sola in fabbrica, mentre l'installatore in loco si occupa soltanto del più semplice collegamento idraulico. Questo riduce i tempi di installazione e può costare meno, ma ha un prezzo: poiché tutta l'acqua dell'impianto passa attraverso un dispositivo esposto al gelo, questa parte dell'impianto richiede una protezione aggiuntiva contro il congelamento.
La burocrazia fa pendere la bilancia a favore del monoblocco
L'Unione Europea vigila da anni affinché i refrigeranti utilizzati nei climatizzatori e nelle pompe di calore non vengano rilasciati impunemente nell'atmosfera, perché molti di essi contribuiscono fortemente all'effetto serra. Invece di considerare direttamente i chilogrammi, la loro quantità viene convertita nel cosiddetto equivalente di CO2, cioè una misura di quanto un determinato gas danneggi il clima in termini equivalenti di anidride carbonica. Più alto è l'equivalente in una singola installazione, maggiori sono le formalità: obbligo di affidarsi a un tecnico certificato, controlli periodici obbligatori della tenuta e, superata una determinata soglia, registrazione dell'impianto nel registro centrale.
Lo si può immaginare come le norme sul trasporto delle merci: fino a una certa quantità ridotta non servono permessi aggiuntivi, ma quando se ne trasporta di più entrano in vigore ulteriori requisiti, comunicazioni e controlli. Negli impianti split questa soglia formale è bassa, perché, poiché il refrigerante scorre nei tubi attraverso tutta la casa, un'eventuale perdita si verifica nel luogo in cui si vive e la legge la tratta quindi con maggiore cautela. Per il diffuso refrigerante R32 il limite è di circa 7,4 chilogrammi. Per il monoblocco, in cui l'intero circuito è chiuso e sigillato in fabbrica e, in caso di perdita, il gas si libera all'esterno dell'edificio, la stessa soglia è due volte più alta, circa 14,8 chilogrammi. In pratica, ciò significa che una parte degli impianti split si avvicina a questo limite più basso e richiede ulteriori formalità, mentre un monoblocco comparabile spesso rientra nella soglia senza complicazioni. Tuttavia, come mostrano i dati di mercato riportati sopra, la sola semplicità formale non determina la scelta della maggior parte degli investitori.
2027: quando l'R32 perderà importanza
Questo intero calcolo basato su soglie e chilogrammi cambierà presto, a vantaggio di un refrigerante completamente diverso. Dal 1° gennaio 2027 le norme dell'Unione Europea vietano l'immissione sul mercato di nuove pompe di calore con refrigeranti ad alto potenziale di riscaldamento globale, tra cui proprio l'R32. Il divieto riguarda sia i monoblocchi fino a 50 kW sia le pompe split aria-acqua fino a 12 kW, cioè praticamente l'intero segmento che interessa i proprietari di case unifamiliari. In pratica, il mercato sta già passando ai refrigeranti naturali, soprattutto al propano denominato R290, che ha un impatto trascurabile sul clima e non è soggetto alle stesse restrizioni quantitative. Quando scegli oggi una pompa di calore, vale la pena verificare quale refrigerante utilizza, perché si tratta di una questione legata al futuro dell'assistenza e alla disponibilità dei ricambi per il prossimo decennio, non solo alle norme attuali.
Protezione del monoblocco dal congelamento
Il monoblocco ha un punto debole da ricordare: tutta l'acqua dell'impianto, non solo il refrigerante, passa attraverso l'unità esposta al gelo. Se la corrente venisse a mancare proprio durante un inverno rigido, l'acqua presente in questa parte dell'impianto potrebbe congelare e rompere lo scambiatore. Per questo, in questi sistemi, si installa una valvola antigelo meccanica, che funziona in modo esclusivamente termico, senza corrente e senza centralina, scaricando una piccola quantità d'acqua prima che si congeli.
Se per te sono importanti tempi di installazione più brevi possibile, meno formalità e accetti una valvola antigelo aggiuntiva come elemento dell'impianto, il monoblocco sarà la scelta più semplice, soprattutto per potenze piccole e medie. Se invece prevedi un impianto più grande, vuoi che tutta l'acqua di riscaldamento rimanga al sicuro nella casa senza una protezione antigelo aggiuntiva, oppure trovi un installatore esperto nel lavoro con i refrigeranti, lo split rimane la scelta adottata dalla netta maggioranza del mercato polacco, nonostante le ulteriori formalità a suo carico.
Di cosa ha bisogno la pompa di calore nell'impianto
I produttori mostrano volentieri la sola unità come soluzione pronta, ma questa è solo una parte della storia. Per funzionare in modo stabile ed efficiente, la pompa di calore ha bisogno che il resto dell'impianto sia preparato adeguatamente. Tre elementi sono particolarmente importanti: il flusso minimo d'acqua attraverso lo scambiatore, un accumulo inerziale sufficientemente grande per stabilizzare il funzionamento dell'apparecchio e la separazione idraulica quando in casa c'è più di un circuito di riscaldamento con caratteristiche diverse, per esempio radiatori e riscaldamento a pavimento contemporaneamente.
Errori di flusso e cicli brevi del compressore
Quando questi requisiti non vengono rispettati, si verificano più spesso due problemi. Il primo sono gli errori di flusso, che segnalano che attraverso lo scambiatore non passa abbastanza acqua per assorbire in sicurezza il calore del compressore. Il secondo è il ciclaggio, cioè la situazione in cui il compressore si accende e si spegne continuamente a brevi intervalli, invece di funzionare regolarmente per un periodo più lungo. Entrambi i problemi hanno una causa comune: la pompa integrata di fabbrica nell'unità della pompa di calore è progettata per superare le perdite di carico della sola unità, non quelle dell'intero impianto complesso con lunghi circuiti di riscaldamento a pavimento. In questo caso sono d'aiuto un'unità di pompaggio e collettori aggiuntivi, scelti correttamente, che supportano il flusso dove la sola pompa di calore non riesce più a farlo.
È necessario sostituire i vecchi radiatori?
I vecchi radiatori sono uno dei motivi più frequenti per cui le persone rinunciano del tutto alla pompa di calore in casa, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una preoccupazione inutile. I radiatori cedono calore con maggiore intensità quanto più alta è la temperatura dell'acqua con cui vengono alimentati, ma ciò non significa che smettano di riscaldare a temperature più basse. Significa soltanto che devono essere più grandi o funzionare più a lungo per cedere la stessa quantità di calore. Una casa sottoposta a riqualificazione energetica, con nuove finestre e isolamento, disperde molto meno calore di prima, quindi gli stessi vecchi radiatori, alimentati a una temperatura più bassa, sono sufficienti a mantenere il comfort.
COP, SCOP e bollette reali
I produttori indicano volentieri il coefficiente COP, cioè il rapporto tra il calore ceduto e l'energia elettrica consumata, misurato in un unico punto di funzionamento specifico, per esempio con una temperatura dell'aria di più sette gradi e acqua di riscaldamento a trentacinque gradi. Il problema è che in Polonia le condizioni sono diverse per la maggior parte della stagione di riscaldamento, quindi il solo COP dice poco sulle bollette reali. Un indicatore migliore è lo SCOP, cioè l'efficienza stagionale media, che tiene conto delle variazioni meteorologiche durante tutto l'anno.
L'istituto di ricerca tedesco Fraunhofer ISE ha monitorato per diversi anni 77 impianti realmente in funzione e ha ottenuto risultati che vale la pena conoscere prima dell'acquisto: le pompe aria-acqua raggiungevano uno SCOP medio di 3,4, in un intervallo compreso tra 2,6 e 5,4 a seconda del singolo impianto e dell'abitazione, mentre le pompe geotermiche raggiungevano in media 4,3. L'ampia variabilità di questi risultati mostra chiaramente che la marca e il modello dell'apparecchio non sono tutto. La stessa pompa, in un impianto ben preparato, con un flusso adeguato e una temperatura di mandata adattata alle effettive dispersioni termiche dell'edificio, può raggiungere un risultato vicino al limite superiore anziché a quello inferiore.
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Domande frequenti
Che cos'è una pompa di calore di tipo split?
È un sistema in cui il refrigerante circola nei tubi tra l'unità esterna e quella interna, quindi si trova in parte all'interno della casa. Nel monoblocco l'intero circuito del refrigerante è chiuso in fabbrica nell'unità situata all'esterno, mentre all'interno della casa entra solo l'acqua.
Perché il monoblocco richiede meno formalità dello split?
Le norme dell'Unione Europea sui refrigeranti stabiliscono una soglia più bassa per la quantità di refrigerante senza formalità aggiuntive negli impianti split, perché un'eventuale perdita si verifica all'interno della casa. Per il monoblocco, dove la perdita si verificherebbe all'esterno dell'edificio, la stessa soglia è due volte più alta, il che in pratica significa meno burocrazia per gli impianti tipici.
Dal 2027 le pompe di calore con R32 scompariranno dal mercato?
Dal 1° gennaio 2027 non sarà più possibile immettere sul mercato nuove pompe di calore con refrigeranti ad alto potenziale di riscaldamento globale, compreso l'R32, nel segmento di potenza tipico delle case unifamiliari. Il mercato sta già passando ai refrigeranti naturali, soprattutto al propano R290.
I vecchi radiatori sono adatti a funzionare con una pompa di calore?
Di solito sì, soprattutto dopo la riqualificazione energetica dell'edificio. A una temperatura di mandata più bassa i radiatori cedono meno calore per unità di tempo, ma poiché la casa disperde meno calore rispetto al passato, la stessa superficie del radiatore è generalmente sufficiente a mantenere il comfort.
Qual è la differenza tra COP e SCOP?
Il COP è l'efficienza misurata in un unico punto di funzionamento specifico, per esempio a una determinata temperatura dell'aria e dell'acqua. Lo SCOP calcola la media dell'efficienza durante l'intera stagione di riscaldamento, tenendo conto delle variazioni meteorologiche, e riflette quindi meglio il consumo energetico annuale reale.
Perché la pompa di calore va in cicli brevi, accendendosi e spegnendosi a intervalli ravvicinati?
La causa più comune è un flusso d'acqua troppo ridotto nell'impianto rispetto alle capacità dell'apparecchio, spesso dovuto all'assenza di una pompa di circolazione aggiuntiva che supporti quella integrata nell'unità, oppure a un accumulo inerziale troppo piccolo per stabilizzare il funzionamento del sistema.

